Questa è la pagina dedicata a Giorgio Vallortigara.
In questa pagina troverai 5 prodotti, tra cui “Altre menti. Lo studio comparato della cognizione animale”.
I libri di Vallortigara sono sicuramente tecnici e non accessibili a chiunque, ciò nonostante si fanno leggere bene da chi abbia un minimo di passione sul tema. Mi è bastato leggerne uno per restare impressionato da questo autore in maniera super positiva e per volerne ancora e ancora.
Nel 1983 si laurea in Psicologia sperimentale presso l’Università di Padova con Mario Zanforlin, dove consegue pure il dottorato di ricerca nel 1990. Nel 1991 si trasferisce all’Università del Sussex, vicino a Brighton, per svolgere un post-dottorato in neurobiologia.
Altre menti. Lo studio comparato della cognizione animale
È possibile conoscere gli animali attraverso la loro mente? Questo volume, partendo dalla constatazione che le menti quali oggi le conosciamo sono il prodotto di milioni di anni di evoluzione biologica, analizza in dettaglio i meccanismi della percezione, della memoria e del pensiero negli animali e nell’uomo in una prospettiva comparata. L’idea che i processi cognitivi siano prima di tutto specializzazioni adattive, cioè meccanismi forgiati dalla selezione naturale per la soluzione degli specifici problemi che gli organismi hanno incontrato nel proprio ambiente, diventa il fondamento per la comprensione delle menti come fenomeni naturali.
Opinioni:
«Trovo che le cose interessanti nella scienza (e altrove) dimorino con maggiore agio nei territori di confine» – LaFeltrinelli
Pensieri della mosca con la testa storta
«In questo libro il nostro autore ci racconta un gran numero di gustosissime storie sul funzionamento dei cervelli delle specie animali più diverse, ripercorrendo così per noi molti studi di nerurobiologia degli ultimi decenni» – Edoardo Boncilli, la Lettura
Distaccandosi dai modelli oggi più comuni nell’ambito delle neuroscienze e della filosofia della mente, Giorgio Vallortigara avanza la tesi originale che le forme basilari dell’attività cognitiva non abbiano bisogno di grandi cervelli, e che il surplus neurologico che si osserva in alcuni animali, tra cui gli esseri umani, sia al servizio dei magazzini di memoria e non dei processi del pensiero o della coscienza. Il substrato più plausibile per l’insorgere di quest’ultima va piuttosto ricercato in una caratteristica essenziale delle cellule, la capacità di sentire. Una capacità che si sarebbe manifestata per la prima volta quando, con l’acquisizione del movimento volontario, gli organismi elementari hanno avvertito la necessità di distinguere tra la stimolazione prodotta dalla propria attività e quella procurata dal mondo esterno, l’altro da sé. L’esistenza di un minimo comune denominatore tra noi e le forme di vita più umili ci allontana una volta di più dal concetto cartesiano dell’animale-macchina – e solleva interrogativi etici ai quali non potremo a lungo sottrarci.Opinioni:
Secondo molti studiosi la coscienza sarebbe legata alla quantità e alla complessità degli elementi del sistema nervoso. Sulla scorta di nuovi dati emersi dagli studi sulle capacità cognitive degli organismi dotati di cervelli miniaturizzati, come ad esempio le api o le mosche, Giorgio Vallortigara sviluppa in questo libro affascinante una prospettiva minimalista antitetica a quella convinzione. – LaFeltrinelli
Cervello di gallina. Visite (guidate) tra etologia e neuroscienze
Perché talvolta la gallina dorme con un occhio aperto? Come può, senza linguaggio, trarre inferenze o capire la geometria? Cosa sa di quel che c’è dietro l’angolo? E che cosa può insegnarci tutto ciò sul modo in cui funziona il cervello umano? Non abbiamo difficoltà a riconoscere che molte aree della scienza debbano un tributo di riconoscenza a creature anche molto distanti da noi, dal moscerino della frutta a Escherichia coli, il batterio ospite dell’intestino umano. Ma che dire dello studio della mente? In questi anni etologi, psicologi sperimentali e neuroscienziati hanno fornito un contributo importante alla comprensione dei processi mentali, ma il fatto che molte di queste acquisizioni siano il risultato dell’indagine paziente e meticolosa sul comportamento e sul sistema nervoso di creature ritenute cognitivamente umili non è pienamente apprezzato. Quanta parte dei nostri processi cognitivi è possibile decifrare usando a modello il tanto denigrato «cervello di gallina»? Giorgio Vallortigara, psicologo comparato e neuroscienziato, ci conduce in un viaggio d’esplorazione delle complessità della mente che ha come guida (o pretesto) il cervello di gallina.
Cervelli che contano
Se vediamo uno stormo di uccelli “per un secondo o forse meno” – come nel famoso apologo di Borges nell'”Artefice” -, non siamo in grado di stabilire il numero esatto di volatili: possiamo però stimarne approssimativamente l’ampiezza, giudicare se lo stormo è più grande o più piccolo rispetto a un altro. Muovendo da questo elegante esempio letterario, Giorgio Valortigara e Nicla Panciera ci introducono alla scoperta che la successione dei numeri interi, la cosa più intuitivamente discreta, è rappresentata nel cervello da quantità continue, affette da caratteristico “rumore”. Queste due modalità, discreta e continua, sono riconducibili a una “qualità sensoriale primaria” che risponde al numero come agli altri stimoli visivi o acustici. In altre parole, ci sono nel cervello neuroni selettivamente sensibili alla numerosità degli oggetti a prescindere dalla loro grandezza, forma o posizione, e responsabili di un “senso del numero” analogo a quello dello spazio e del tempo. Dispiegando varie prove sperimentali che vanno dall’analisi del comportamento fino a quella dell’attività dei singoli neuroni, gli autori da un lato mostrano l’esistenza di innate capacità matematiche in un ventaglio sorprendentemente ampio di specie, e dall’altro, sul versante specificamente umano, ricostruiscono il passaggio storico-culturale che ha portato Homo sapiens all’elaborazione dei numeri astratti in parallelo a quella delle lettere dell’alfabeto.
Altre menti. Lo studio comparato della cognizione animale
Lo studio comparato della cognizione, nato con Darwin, ha avuto negli ultimi vent’anni un rigoglioso sviluppo, cui hanno partecipato discipline diverse: la psicologia comparata e l’ecologia, le neuroscienze e la psicologia dello sviluppo, la filosofia della mente e la biologia evoluzionistica. Il volume, partendo dalla considerazione che le menti sono il prodotto di milioni di anni di evoluzione biologica, analizza i meccanismi della percezione, della memoria e del pensiero negli animali e nell’uomo in una prospettiva comparativa.
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