Pagina autore Questa e la pagina dedicata a Ivano Dionigi. In questa pagina trovi 5 prodotti. Libro La parola tende il filo ininterrotto del tempo che tiene insieme la memoria dei padri e il destino dei figli. Creatura e creatrice, la parola custodisce e rivela l’assoluto che siamo. Stupenda e tremenda, potente e fragile, gloriosa e infame, benedetta e maledetta, simbolica e diabolica, la parola è pharmakon, «medicina» e «veleno»: comunica e isola, consola e affanna, salva e uccide; edifica e distrugge le città, fa cessare e scoppiare le guerre, assolve e condanna innocenti e colpevoli. Per i classici è icona dell’anima, sede del pensiero, segno distintivo dell’uomo; per la sapienza biblica inaugura la creazione e fonda lo «scandalo» cristiano dell’incarnazione. Che ne è oggi della parola? Ridotta a chiacchiera, barattata come merce qualunque, preda dell’ignoranza e dell’ipocrisia, essa ci chiede di abbassare il volume, imboccare la strada del rigore, ricongiungersi alla cosa. Agostino direbbe che «noi blateriamo ma siamo muti» Costruttori di una quotidiana Babele e sempre più votati all’incomprensione reciproca, avvertiamo il bisogno di un’ecologia linguistica che restituisca alla parola il potere di svelare la verità. A noi il duplice compito: richiamare dall’esilio le parole dei padri e creare parole per nominare il novum del nostro tempo. Nessuna opinione salvata. Libro Obbedire al tempo (parere tempori), seguire il demone (deum sequi), conoscere se stessi (se noscere), non eccedere in nulla (nihil nimis): racchiusi in otto parole latine che sfidano la brevitas di Twitter, sono questi i quattro punti cardinali attorno ai quali ruota tutta la saggezza classica legata ai grandi nomi di Sofocle e Socrate, Platone e Aristotele, Cicerone e Orazio, Seneca e Agostino; e alla quale farà costante riferimento la riflessione letteraria e filosofica della nostra Europa. Sono quattro precetti che mirano a rispondere alla domanda di Agostino: «Tu chi sei?» (Tu quis es?). Il libro spinge la riflessione fino ai nostri giorni e intercetta le domande dei nostri giovani, chiamati a una missione supplementare e difficile: arrivati in un mondo vecchio fatto su misura per i loro padri, devono ora costruirne uno nuovo per loro stessi e per i loro figli. Torna così attuale l’invito che Max Weber rivolse ai giovani nei giorni che seguirono le macerie della prima guerra mondiale. Alla loro domanda: «Professore, cosa dobbiamo fare?», il professore non seppe andare oltre questa risposta: «Ognuno segua il demone che tiene i fili della sua vita» Libro La prima difesa della democrazia è la difesa dell’intelligenza Nessuna opinione salvata. Libro Chi è, oggi, il vero barbaro? È colui che insidia e minaccia la nostra civiltà? È l’altro da noi, è il diverso, è lo straniero? O l’autentica barbarie si annida, oggi più che mai, in questo nostro Occidente che reca anche nel nome l’annuncio del tramonto? Per i Greci, barbaros è in origine “colui le cui parole somigliano a un balbettio”: è colui la cui lingua non si comprende. Servono secoli di propaganda perché il barbaro divenga, nell’immaginario collettivo, l’opposto del presunto uomo civile, il nemico contro cui condurre presunte “guerre di civiltà”. O, peggio, “di pace”. Più che mai attuali, dunque, le parole di un antico “barbaro” oppositore dell’imperialismo romano, di cui serba memoria Tacito: “il massacro e la rapina li chiamano ‘impero’, e dove fanno il deserto, la chiamano ‘pace'”. Più che mai attuali le accuse che i barbari Troiani, per voce di Euripide, rivolgono contro i Greci: “siete voi i veri barbari”. Forse noi, non “barbari” ma malati di civiltà, siamo tornati nostro malgrado all’etimo del termine “barbarie”: siamo barbari perché la nostra lingua non si comprende più; perché le nostre parole non rivelano ma nascondono la realtà. Testi di Massimo Cacciari, Franco Cardini, Adriana Cavarero, Sergio Givone, Valerio Magrelli, Stefano Rodotà. Nessuna opinione salvata. Libro Piccoli pensieri sulla nostra identità e sul nostro futuro, formulati da altri viaggiatori prima di noi, da altri compagni di viaggio. Alla ricerca di una risposta alla domanda di Agostino: “Tu chi sei?” (Tu quis es?). La domanda di ognuno di noi. Nessuna opinione salvata.Ivano Dionigi
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Sono i classici i competenti in umanità, i contemporanei non ci sono attuali. Guardano il cielo stellato ma non si meravigliano, sono angosciati dall’esistenza ma non sono tragici, elaborano ricette ma non redigono nuove tavole della legge, parlano di tutto ma non di noi. Il demone della modernità non ci è amico. È la classicità la forza antagonista del presente. Ci appassionano perché sono diversi e lontani da noi; perché valgono come resistenza culturale e antidoto etico per i nostri giorni.
LaFeltrinelli








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